Marinai e Pescatori

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Lo scrittore Giuseppe Berto nel suo romanzo "Il mare da dove nascono i miti" ha messo in evidenza come i calabresi, in più occasioni, abbiano voltato le spalle alla costa. Pizzo non è stata da meno. Una città che ha guardato, per molto tempo, al mare con diffidenza, identificandolo come portatore di sventure e dal quale bisognava proteggersi. Eppure è da quello stesso mare, che in futuro costituirà una fortuna per la città, che sono giunti i primi abitanti di Pizzo. Non nella prima metà del 13130, come hanno affermato alcuni studiosi, ma molti secoli prima. Ci sono testimonianze e reperti a sufficienza per attestare che l'origine di Pizzo risale al periodo delle colonizzazioni greche. Basta solo saper leggere e decifrare queste testimonianze. Pizzo, dunque, città marinara lo diventerà in futuro quando si rinnoverà al punto da costituire uno dei più importanti centri di tutte le attività commerciali. E' il periodo in cui il mare costituisce la via principale delle rotte mercantili e la città inizia ad avere rapporti privilegiati con Napoli, la capitale del Regno, non disde¬gnando, comunque, i proficui rapporti che si erano creati con Livorno, Messina, Amalfi ed altre località della Campania come, ad esempio, Torre del Gre¬co. Pizzo ha sempre avuto un rapporto privilegiato con i torresi al punto che i marinai campani hanno contribuito alla realizzazione di alcuni luoghi di culto. Ad attirare i pescatori torresi a Pizzo è stato quello che, ancora oggi, viene considerato come l'oro del sud: il corallo. Sin dalle epoche più remote i pescatori di Torre del Greco si sono spinti ben oltre le coste della Campania. La loro attività preminente è stata sempre quella della pesca e della lavorazione del corallo.

Un' attività che li ha condotti ad esercitare la pesca oltre che nei mari di Algeria e Tunisia, anche nella acque della Sicilia e in Calabria. La loro presenza, nel mare di Pizzo, è docu¬mentata sin dal 1500. Abili pescatori di corallo, la cui attività è stata pagata con un vero martirio, fatto di attacchi e naufragi, la loro intraprendenza per mare non ha mai avuto limiti. Il mare simbolo di fecondità economica è stato, per loro, anche causa di non poche sciagure. A Pizzo sono stati frequenti gli attracchi di imbarcazioni sorprese dalle bufe¬re così come sono stati frequenti anche i soccorsi prestati dalla popolazione locale ai naufraghi. Pro¬prio per scongiurare sia gli attacchi barbareschi sia le violente burrasche è diventata consuetudine tra i marinai e i pescatori affidare il loro viaggio alla protezione della Madonna. A Torre del Greco per i pescatori è stata sempre una consuetudine farsi accompagnare, durante le loro avventure, da un as¬sistente spirituale a cui era affidato il compito di celebrare i riti religiosi. L'assistente spirituale si preoccupava di dotare l'imbarcazione di immagini sacre, scapolari mariani, medaglie e corone. A bordo delle imbarcazioni non poteva mancare, in nes¬sun modo, un' icona della Madonna considerata la protettrice dei pescatori. Colei che indica la via. La storia di questi abili marinai campani è costellata di naufragi e di attacchi barbareschi tanto da spingerli nel 1615, a istituire il Pio Monte dei Marinai, un' associazione benefica alla quale era stato affidato il compito di soccorrere marinai e pescatori in caso di bisogno con denaro, viveri, medicinali e quant'altro nonché quello di riscattare marinai e pescatori caduti nelle mani dei pirati. Diverse testimonianze attestano la presenza di doni ex-voto. Si tratta, per lo più, di quadri che riproducono barche coralline in balia di violente tempeste e, in alto, l'immagine sacra del protettore invocato dai marinai. La Ma¬donna o il beato Vincenzo Romano. Molti di questi doni ex-voto, un tempo custoditi nelle chiese di Torre del Greco sono spariti senza lasciare traccia. Altri ancora, venduti dagli antiquari, sono stati utilizzati per allestire, a Venezia, il Museo del Folklore marinaro. Così, importanti testimonianze di fede, che possiedono anche un valore storico non indifferente, sono sparite dal luogo in cui, con tanta devozione, erano state poste. I pescatori di Torre del Greco hanno avuto, sin dai tempi remoti, una de¬vozione particolare nei confronti della Madonna di Piedigrotta, alla cui festa hanno sempre offerto un contributo non indifferente, riuscendo a dominare in diversi campi, ad incominciare dai fuochi artificiali. Un primato che risale ai tempi della dominazione spagnola. Narrano le cronache del tempo che «Il conte di Castrillo, per dimostrare ai suoi generali che il Castello dell' Ovo era vulnerabilissimo dal mare, al contrario di quello che essi ritenevano, volle darne una prova mediante una finzione. Si trattava di simulare un attacco dei francesi dal mare, lo sbarco e la distruzione del castello, impie¬gando una massa enorme di fuochi artificiali. Perciò bandì un concorso tra i migliori pirotecnici di Napoli e dintorni, e per il gran numero di concor-renti, tutti rinomati, la scelta fu laboriosa, lunga e difficile, ma alla fine l'incarico venne affidato ad un fuochista di Torre del Greco, tale Giuseppe Dell'Orca. La domenica del 9 settembre 1637, verso le ore 21, ebbe inizio lo spettacolo che, secondo i diari dell'epoca, fu talmente terrificante e vicino alla realtà, che lo stesso viceré temette per la stabilità dell'antico Castello, specialmente quando avvenne la simulazione dell'esplosione della "santabarbara". Alla fine sia il popolo che il viceré decretarono il trionfo di Giuseppe Dell'Orca, il filochista di Torre del Greco». Ancora oggi, in particolar modo ora che, dopo lunghi anni è ritornata la Festa di Piedigrotta, si usa ripetere tale spettacolo. La presenza dei pescatori di Torre del Greco, dunque, ha influito molto sulla popolazione di Pizzo tanto da tramandare molte usanze marinare. Oggi Torre del Greco e Pizzo hanno molte usanze in comune. Ma non solo di usanze si tratta. Ad accomunare le due co¬munità ci sono anche alcuni toponimi.

Fra questi la grotta di Centofontane. Di questa grotta, posta nella marina orientale, ha parlato già Ilario Tranquillo nella sua "Istoria apologetica dell'antica Napizia, oggi detta il Pizzo". Al canonico Tranquillo si deve la prima de-scrizione della grotta di Centofontane della quale parla con immensa meraviglia e stupore. Non sottacendo il fatto che le sue deliziose acque, che scorrono « in nu-mero così grande», rappresentano una risorsa fondamentale per l'approvvigionamento delle persone. Acque da bere, dal sapore gradevole e abbastanza leggere. Una grotta simile, posta su una rupe sotto il castello, vicino al mare, esiste anche a Torre del Greco. Si chiama la sorgente di Cento Fontane ed è molto antica. L'eruzione del Vesuvio del 1631 sommerse in parte l'antica fontana di cui è rimasto attivo solo un rivolo che si porta lentamente a mare. Per molti anni ha costituito un bene prezioso per i torresi che proprio da quella fonte hanno tratto il fabbisogno idrico necessario. Per quello che riguarda l'origine del culto della Ma-donna di Piedigrotta è interessante riprendere anche quanto pubblicato sull'argomento dalla Soprintendenza di Napoli. «Secondo una delle leggende legate a questi luoghi, la statua della Madonna con Bambino fu ritrovata sepolta in un punto prossimo alla "Crypta Neapolitana", segnalato dalla Madonna. L'iconogra-fia della statua mostra forme stilistiche arcaiche, con la Madonna seduta ed il Bambino benedicente al centro del grembo, in posizione frontale, secondo il 7710- dello della "Theotokos" (Genitrice di Dio),forse ripreso dalla corte angioina dell'epoca per le sue caratteristiche auliche. Ma alcune fonti storiche ci rimandano al 1207, precisando che in quell'anno la statua si trovava all'interno della vicina cappella rupestre di Santa Maria dell'Idria (o Odigitria), dove in seguito "dalle continue piogge fu sotterrata". In recenti restauri, la statua della Madonna ha perso i paraphernalia otto-centeschi, che richiamavano un orizzonte simbolico antico, come il mantello da cui pendeva un medaglione raffigurante San Michele e il demonio.