Il culto e il Quadro

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Il veliero naviga nel mare in tempesta. Leggenda vuole che il comandante raduni l'intero equipaggio davanti al quadro della Madonna di Piedigrotta. Benché nessuna delle fonti ufficiali riporti il naufragio del "veliero del miracolo" ci sono abbastanza prove documentali per asserire che l'origine della chiesa di Piedigrotta deve essere ricondotta ad una promessa di voto da parte di marinai napoletani. Non può essere altrimenti dal momento che il nome "Santa Maria di Piedigrotta" non è un comune toponimo calabrese. E se i nomi non nascono a caso, ma fanno riferimento ad un qualcosa che li significa, allora il suo stesso nome non può che essere legato al culto napoletano. La più antica menzione scritta sull'esistenza di una chiesa a Pizzo intitolata a Santa Maria di Piedigrotta si trova nell'opera di Ilario Tranquillo: "Historia apologetica dell'antica Napizia oggi detta il Pizzo", del 1725, nella quale l'autore scrive "Nella marina orientale presso al mare, à canto i scogli, nominati Pranci, v'è una chiesa, in un scoglio incavata, sotto il titolo di Santa Maria di Piedigrotta, la quale tira à se i cittadini a visitarla, e riverirla, e con tenerezza di cuore, e con devozione assai grande, e v'è attaccato un romitorio". Lasciamo per un attimo Pizzo,

andiamo a Napoli e risaliamo all'origine del culto della Madonna di Piedigrotta. Sotto la verdeggiante collina di Posillipo esisteva, sin dall'età romana, la località già nota con il nome di "piè di grotta" (letteralmente "ai piedi della grotta"). In quel posto, luogo di devozione dei marinai locali verso la Madonna, sorgeva una cappella dedicata a Santa Maria dell'Itria o dell'Hodigitria che, in greco, significa "Condottiera", "Colei che mostra la via". Le prime notizie documentate sull'esistenza di una chiesa a Piedigrotta risalgono agli inizi del XIII secolo. Si legge, infatti, che Anselmo, arcivescovo di Napoli, nel 1207, trasferendo le reliquie dei santi Giuliana e Massimo da Cuma a Napoli le depositò per una notte nella chiesa di Santa Maria di Piedigrotta. Tuttavia il santuario come noi lo conosciamo fu costruito a seguito dell'apparizione in sogno della Vergine a tre distinte persone del luogo, avvenuta nella notte dell'8 settembre del 1353, giorno consacrato alla nascita della Madonna. La prima persona che ricevette la visione fu un monaco di nome Benedetto che abitava alla porta di Chiaia. La seconda persona fu un eremita di nome Pietro, il quale viveva in orazione perenne in una cappelletta sopra l'antro di Piedigrotta. La terza persona fu la monaca Maria di Durazzo, del monastero all'epoca situato nel pressi di Castel dell'Ovo. Alle tre pie persone la Vergine Maria rivelò il luogo in cui era seppellita una sua statua, in precedenza situata nella cappella andata sotterrata a causa delle continue piogge. La Vergine chiese che in quel luogo venisse costruita una chiesa in suo onore. Scavando le fondamenta fu effetti-vamente ritrovata una statua lignea della Madre di Dio nell'atto di sedere. Con ciò possiamo argomentare che il culto della Madonna di Piedigrotta sia nato a Napoli anche se, in anni successivi, si diffuse nella vicina Torre del Greco. Per giungere fino alla costa napitina, dunque, è necessario un qualcosa che lo contestualizzi anche a Pizzo. Un atto di ringraziamento per una grazia ricevuta contribuisce, senza ombra di dubbio, ad identifica-re due comunità di fede e a legare il culto napitino a quello napoletano.