Pizzo, A rischio la Chiesa di Piedigrotta

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La comunità potrebbe perdere la Chiesetta di Piedigrotta. L'artistico ed originale luogo di devozione popolare scavato nel tufo ed unico al mondo nel suo genere, il fiero stendardo dell'immagine culturale e turistica di Pizzo, potrebbe, infatti, essere una possibile causa di dissesto finanziario del Comune. Ma cosa c’entra con il bilancio comunale la storia di quel luogo sacro spettacolare, molto caro ai devoti pizzitani sin dai tempi antichi, depositario di una lunga tradizione affascinante, commovente testimone di episodi miracolosi che rasentano la leggenda per come si narra della sua origine avvenuta nel 1675 ad opera di alcuni pescatori di Torre del Greco scampati ad un naufragio e prodigiosamente approdati sul tratto di costa napitina su cui è stato eretto quel luogo di culto? Per capire meglio l’ingarbugliata vicenda bisogna risalire alla previsione finanziaria dell'ente Comune per l’anno 2011. Tale documento contabile, infatti, risulta gravato da una pratica relativa alla cessione onerosa della Chiesetta. Un’istanza la cui definizione condurrebbe l'ente verso il dissesto. Ma entriamo nei particolari e tentiamo di ricostruire la vicenda. Il terreno su cui sorge quel luogo sacro, da quanto è dato sapere, ricade nell’asse proprietario di un privato, che alcuni decenni orsono avrebbe manifestato la volontà di cedere gratuitamente quel sacro sito al Comune, il quale, in sostanza, lo ha sempre detenuto e curato, anche in virtù di tutti quei finanziamenti intercettati e destinati a interventi di recupero e restauro di quell'inestimabile patrimonio artistico e religioso. Però, a quanto pare, la volontà del donatore non sarebbe mai stata perfezionata da un regolare atto deliberativo, ragion per la quale gli eredi legittimi avrebbero successivamente richiesto al Comune un pagamento per quella cessione, che ammonterebbe ad alcuni milioni di euro. Chissà, oggi, che cosa penserebbero i due valenti artisti locali, Angelo ed Alfonso Barone (padre e figlio) che, rendendosi protagonisti di un'opera geniale e maestosa passata alla storia ed animati da pura devozione, sul finire dell’800 ed inizi del ‘900, scavando nel tufo a colpi di piccone allargarono le grotte e scolpirono sul grezzo tufo, con impareggiabile maestria, estrema costanza e profonda spiritualità, 150 statue circa raffiguranti la Madonna, i Santi, il presepe, la morte, i miracoli di Gesù e crearono una volta con calce e mattoni per difendere la grotta dall’acqua piovana, oltre ad affrescare il soffitto con dipinti raffiguranti la battaglia di Lepanto e il naufragio del veliero, conferendo, così, a quel caratteristico luogo, una mistica attrazione. Decenni di lavoro, insomma, mai ostacolati da nessuno, nemmeno dalla parte proprietaria. Ora, il Comune deve pagare per far rientrare quel bene nel patrimonio collettivo. E la questione è davvero intricata e di non facile soluzione. Da un lato, infatti, come potrebbe essere soddisfatta la richiesta, sia pure legittima, avanzata da quei privati per la cessione onerosa del sito, da un bilancio comunale molto limitato, se non sottraendo ingenti risorse ai servizi pubblici? E dall’altro lato, quale amministrazione si assumerebbe la responsabilità di non dar seguito all’istanza, per evitare magari un dissesto finanziario ma privando la popolazione della Chiesetta di Piedigrotta restituito ai legittimi proprietari ?