PIZZO (VIBO VALENTIA) - Si affaccia nel Golfo di Sant'Eufemia e la sua storia si perde nei tempi, intorno al 1600. Si tratta della chiesetta di Piedigrotta a Pizzo, interamente scavata nel tufo e meta di pellegrinaggi da ogni parte del mondo.
All'interno della chiesetta, custodita come in uno scrigno in una grotta che volge lo sguardo su quello specchio d'acqua che e' il Tirreno, ci si imbatte in sorprendenti statue plasmate dalla maestria di un artista locale, Angelo Barone, che impiego' quasi 40 anni per dare al tufo l'aspetto che oggi e' visibile a tutti, creando dei veri e propri capolavori e ''raccontando'' in circa cento statue il presepe, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la vita del Cristo, le storie dei Santi.
E sono le stesse statue che affascinano il pellegrino visitatore, non solo per il fatto che sembrano quasi emergere dal tufo, ma anche perche', grazie ad un gioco di luci che filtrano dalle varie aperture naturali dell'anfratto, sembrano quasi svolgere lo sguardo e seguire ogni atteggiamento di chi entra nella grotta. Uno scenario che, quindi, conserva un suo fascino e la cui storia e' avvolta nella leggenda.
Tradizione vuole, infatti, che un veliero di ritorno in Campania fosse investito da un violento nubifragio in seguito al quale naufrago'. Il comandante del natante, visto il pericolo, prese l'effigie della Madonna con Bambino che aveva in cabina ed insieme ai suoi uomini promise alla Vergine di erigere una cappella in suo onore se avesse salvato loro la vita. Cosi' avvenne. Infatti, nonostante il veliero venne distrutto dalla tempesta ed il suo carico inghiottito dalle onde, l'equipaggio riusci' a salvarsi.
In un primo momento l'effigie della Madonna, spiaggiatasi con la truppa e la campana del veliero, venne sistemata in una grotta utilizzata dagli scalpellini del luogo per riparasi dalla pioggia. In seguito, pero', due mareggiate ''prelevarono'' il quadro e lo depositarono nel luogo esatto dove era avvenuto lo spiaggiamento.
Il messaggio per i presenti fu chiaro: era li' che la Madonna voleva si erigesse il luogo di culto. Cosi' venne scavata una nicchia all'interno della quale allocare il quadro. Da allora, gli scalpellini, ogni qual volta pioveva, si rifugiarono accanto all'effigie e scavarono, lentamente, la grotta fino ad ingrandirla, dandole l'aspetto di una vera e propria chiesa con tanto di navate, altare in marmo e due statue in legno o in gesso raffiguranti il Cuore di Gesu' e la Vergine Maria cui, nel tempo, si aggiunsero quelle di Barone, del figlio e del nipote che, per chiedere alla Madonna di salvare la terra dal pericolo di una terza guerra mondiale, creo' due medaglioni raffiguranti John Kennedy e Papa Giovanni XXIII. (ANSA).
Fonte ANSA.



