Salviamo Piedigrotta

Nel 1952 la grotta si presentava all’esterno come è oggi. F.P., l’autore dell’articolo citato in precedenza, infatti, già a quei tempi denunciava il pericolo di distruzione che correvano le statue della nostra chiesetta, se uno non facesse caso alle pagine ingiallite del giornale, leggendo ciò, penserebbe di essere ai giorni nostri, infatti dice: «Oggi la grotta ha porta e finestre con inferriata. Ma il pericolo di distruzione non sta tanto in possibili atti di vandalismo, quanto nella violenza degli elementi naturali.

Dalle varie aperture entrate, fischiando il vento accarezza o schiaffeggia le statue di tufo, e lentamente le corrode e distrugge». Continuando: «Il vento incessante ha buon gioco contro i bassorilievi, li sgretola e li pialla». 1952 – 2007, 55 anni di differenza, stesso problema, se non peggiorato. Unica differenza è che le grate delle finestre e il portone arrugginito, dopo tante battaglie a colpi di giornale sono stati sostituiti nel 2003 dopo un mio accorato appello pubblico, rivolto al comune e alle autorità preposte. A dare una bella scossa a ciò è stata la polemica sulle grate e sul ticket da pagare per entrare in chiesa, portata avanti sul settimanale calabrese “Mezzeuro” allora diretto da Franco Martelli. Avevo mandato la mia lettera aperta a tutti gli organi di stampa locali e regionali. Nessuno, e ribadisco nessuno, aveva avuto il coraggio di pubblicare il mio appello per la difesa della chiesetta di Piedigrotta, neanche il giornale per il quale lavoravo in quel periodo. Franco Martelli ha creduto in me e nell’importanza della notizia e, non solo mi ha pubblicato il pezzo integralmente, ma mi ha dato anche la prima pagina del numero 23, anno 2, del 7 giugno 2003, pubblicando successivamente ogni pezzo riguardante la polemica innescata sull’ipogeo. Oggi la chiesa è in avanzato stato di degrado, all’azione della salsedine, degli agenti atmosferici e delle percolazioni d’acqua si sono aggiunti i danni dei microrganismi di natura biologica e delle incrostazioni di natura chimica, che velocizzano lo sgretolamento delle statue, come denunciato anche da un equipe del CNR venuta a Pizzo nel 2005 per dare un parere sui danni e su un possibile intervento di recupero. Al convegno organizzato dalla Pro Loco napitina, in collaborazione con l’equipe sopra citata, ho illustrato pubblicamente il progetto della riqualificazione dell’area circostante la chiesetta e dell’abbattimento delle barriere architettoniche riguardo questo ipogeo artistico e unico al mondo.

Basterebbe poco, veramente poco per riattivare l’antica via Piedigrotta, che dalla spiaggia “Malfarà” costeggiando le ville e la spiaggetta dei pescatori arriva direttamente con un prolungamento di pochi metri, proprio davanti al portone della chiesa. Tutto ciò migliorerebbe l’impatto ambientale del monumento più visitato in Calabria, si avrebbe una riqualificazione del quartiere, ma soprattutto e, cosa più importante si darebbe modo agli anziani, ai malati ed ai portatori di handicap di poter finalmente accedere alla casa della Madonnella. Perché, in fin dei conti, la chiesa appartiene proprio a loro, non ai sani in sè per sè, ma ai più bisognosi, ai più deboli, che hanno sicuramente molta più fede di molti “normodotati”. I restauri fatti fin ora, a parte quello di Giorgio, a mio parere hanno influito negativamente sulla chiesa. Si dovrebbe cercare di fare un intervento conservativo, più che di restauro. Si dovrebbe trovare un modo per ristabilire l’equilibrio del microclima che si è formato al suo interno e che per decenni ha in qualche modo protetto le statue. Anni fa sembra che esso sia stato modificato a causa di alcuni lavori effettuati all’interno della chiesa, portando ad un più veloce peggioramento della situazione. Abbiamo bisogno di ottimi architetti conservatori in stretta simbiosi con eccellenti restauratori per cercare di prolungare ulteriormente la vita di questa fantastica opera, che rischia di diventare presto un ammasso di polvere. Una sinergia di forze di intellettuali ed esperti anche a livello nazionale, periodicamente tramite la stampa tengono alto il ricordo del pericolo che incombe su questa chiesetta, l’ultima polemica ha riguardato nel marzo del 2006 il cambio dell’altare e della mensa. Sono stati sostituiti quelli esistenti rivestiti di marmo policromo, costruiti dal devoto Mastro Nunziato Staropoli circa 48 anni fa, con altri in vetro. Inutile raccontare quante volte si sono rotti mentre venivano trasportati alla chiesetta o mentre venivano deposti. Racconto solo l’ultimo episodio avvenuto due estati fa riguardo la mensa, che si è rotta da sola e che per più di un anno è stata sostenuta da due vecchi tavolini da bar. Ora il custode ha sostituito il tutto con un tavolo di legno. A dire la loro sull’altare in vetro erano scesi in campo molte personalità del mondo culturale, regionale e non, dal giornalista Franco Vallone al critico d’arte Franco Luzza ai dirigenti dell’Archeo-club della provincia di Vibo Valentia, Anna Murmura e Giovanna Congestrì, all’architetto e conservatore Michele Laruffa e tanti altri. Tra le voci più significative Ermanno Barone, figlio dello scultore Giorgio, e l’onorevole Vittorio Sgarbi che, venuto a Pizzo, non potè visitare la chiesetta per l’assenza del sistema di illuminazione elettrica (scusanti dell’Amministrazione Comunale di allora, che non diede il permesso per tali motivi), e che, intervistato da me, suggerì di andare con una torcia di nascosto! (Calabria Ora del 3 aprile 2006). Il quadro della Madonna col Bambino dopo l’opera di restauro continua ad essere ospitato nei locali della Soprintendenza di Cosenza. E’ il caso che ci si attivi per riportare l’Icona originale nel suo luogo prescelto. Analogo intervento si auspica per il ritorno della campana di bordo.

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