I ricordi di mio padre

Mio padre incontrò Giorgio Barone per la prima volta nell’ estate del ’67, in un caldo pomeriggio agostano. Stava andando al locale di mio nonno Antonio, nella spiaggetta dopo la chiesa di Piedigrotta. Mentre camminava sulla sabbia, vide un uomo che alla fine di una fiumarella torrentizia aveva dato vita ad un bellissimo volto del Cristo. Mio padre stette lì a guardarlo in silenzio per un bel po’ di tempo, poi riprese la via di “casa”. Poco dopo vide mio nonno par- lare molto affettuosamente con quell’ uomo sconosciuto, si avvicinò a loro e scoprì che egli era Giorgio Barone, grande scultore in Canada, e grande amico di infanzia di mio non- no.

Giorgio raccontò della sua famiglia, di quello che faceva in America e disse a mio nonno di comprare del cemento, che gli avrebbe lasciato in ricordo una statua di una sirena in una conchiglia simile a quella che aveva fatto in America. Mio padre, Domenico, prendendo la palla al balzo, chiese a Giorgio al posto della sirena da lasciare al Lido, la possibilità di andare a Piedigrotta a restaurare un po’ la chiesetta. Giorgio, come già detto in precedenza, era venuto a Pizzo solo per due settimane di vacanze e invece restò a restaurare l’ipogeo, e vi lavorò per due stagioni all’ anno per due anni. Il restauro finì nell’ autunno del ’68. Mentre fu premiato in un pubblico consesso nella sala del Consiglio Comunale per l’opera svolta a favore della comunità napitina, nell’ inverno del 1969. Nel corso delle mie ricerche ho trovato un articolo del Winnipeg Free Press del 21 agosto 1961, che il- lustrava in una sequenza fotografica di tre scatti la bravura e la passione di Giorgio di lavorare con la sabbia. In questo servizio lo scultore plasmava un bimbo nell’atto di baciare la sua mamma. Molto tenera come scena, che ha incuriosito il corrispondente del giornale e ha valso a Giorgio la prima pagina di quel numero: «Con solo le sue mani esperte e un piccolo pezzo di bastoncino di legno, Giorgio Baro- ne, 117 Victoria Avenue East,Transcona, domenica ha formato questa scultura di sabbia che ha chiamato “A child’s kiss” per dozzine di spettatori della spiaggia di Winnipeg. La serie di figure scattate da un turista statunitense durante le varie fasi di lavorazione, mostrano come Mr. Barone progressivamente ha modellato le statue di sabbia in due ore. Mr. Barone è uno scultore professionista che ha studiato in Italia».

Famiglia Barone: Giorgio e la moglie Marina insieme ai figli Tony, Milvia ed Ermanno

Dai ricordi di mio padre e di mio zio Piero si delinea la figura di questo umile e talentuoso artista, che con l’ausilio di piccoli aiutanti, gratuitamente rimise a nuovo la chiesetta. Ad aiutarli accorrevano anche Giorgio Militare, ora residente a Genova, e Pino Aracri, parente di Giorgio Barone.

Lo scultore di origini napitine soggiornava presso parenti in una casa del Corso San Francesco, partiva verso le 9 di ogni mattina per recarsi alla chiesetta e veniva raggiunto dai suoi aiutanti appena usciti da scuola, due di loro frequentavano il primo anno di Nautico e mio zio l’ultimo anno di elementari. Le statue prendevano forma da sole…nessuno di loro aveva mai modellato prima qualcosa e, cosa più strana, nessuno di loro, finita di restaurare la chiesetta, si cimentò più nella scultura o nel plasmare la creta. Un miracolo pensare che dei ragazzini e bambini potessero plasmare quelle statue (più che altro i corpi, dato che le facce le rifiniva sempre Giorgio).

Gli strumenti e i materiali usati per il restauro li ho già menzionati nei capitoli precedenti…per salvare Piedigrotta adesso servirebbero altri “angeli” volontari e capaci, come è stato nel 1880 e nel 1967, mossi da vera devozione e passio- ne, e non da soldi su soldi… che non portano a null’ altro che a cambiarla da come gli autori l’hanno voluta creare.

A fine restauro Giorgio voleva portare con sè in Canada mio padre, per farlo studiare alla sua Scuola di Scultura, ma mio nonno Antonio non volle “perdere”il suo figliuolo e non diede mai il permesso per ciò. Ma gli insegnamenti ricevuti a Piedigrotta dal grande scultore sono diventati ormai segni indelebili nell’ anima di mio padre, che ricorda Giorgio come grande Maestro d’Opera, ma soprattutto come grande Maestro di Vita per la sua grande umiltà e per la sua bontà.

Un grande artista a livelli internazionali, apprezzato e richiesto da diversi Stati, ma dimenticato nel suo tanto amato borgo natio, che non gli dedicò mai una via o un monumento. Penso che sia ora di pensarci un po’ su, includendo anche i suoi avi, Angelo ed Alfonso, che dedicarono più di 50 anni all’ opera per la quale Pizzo è famosa in tutto il mondo.

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