Bizzarrie

Rubo per un attimo il titolo da un libro del caro poeta napitino, Giovambattista Bilotta, per raggruppare in questo capitolo alcuni miei pensieri sciolti e ricerche sull’ ipogeo.

Affresco della battaglia di Lepanto

Pensando agli affreschi della navata centrale, mi viene subito in mente quello della battaglia di Lepanto. Perché mi domando, è stata raffigurata una battaglia del 1571 in una piccola chiesa di Pizzo affrescata agli inizi del ‘900? Qualcuno dice che è stata dipinta da Alfonso forse perché Pizzo ha pagato con molte vite tale conflitto. A me la cosa sembra un po’ strana, e leggendo i vari testi sulla Piedigrotta di Napoli, ho trovato una risposta che potrebbe essere più appropriata: «Don Giovanni d’Austria il giova- ne fratello di Filippo II, che il Papa San Pio V ave va nominato comandante della flotta allestita dalle potenze cattoliche per combattere i Turchi,ricevette il bastone di comando mentre si trovava a Napoli, e si recò in pellegrinaggio a Piedigrotta per chiedere alla Vergine Maria la protezione nella difficile guerra contro i Musulmani. Egli sconfisse la flotta islamica a Lepanto nel 1571 e certamente alla vittoria contribuì, oltre al rosario di San Pio V, come ricorda un canto contro-rivoluzionario, anche la protezione della Vergine di Piedigrotta». L’affresco della Battaglia di Lepanto nella chiesetta napitina rappresenta uno dei tanti miracoli della sua Patrona. Ciò induce anche a pensare che Alfonso si recò a Mergellina. Questo si potrebbe ipotizzare anche dal- la similitudine della forma della cornice degli affreschi tra le due chiese e la disposizione di alcuni Santi, tipo gli evangelisti, la Natività e altri.

Frammento altare antico
  • Un altro interrogativo mi viene guardando quella targa di marmo vicino la statua di gesso della Madonna di Lourdes, dato che risulta l’esistenza di tale statua già in quel posto nel 1952 documentata da foto, mentre la targa recita a devozione della signora Rina Faro in Molè 1959. Penso che le voci che vogliono la statua ritrovata in un bosco siano vere, e che la famiglia Molè non l’abbia data in dono alla chiesa, ma l’abbia fatta ridipingere nel ’59.
  • Se si osservano attentamente alcune pareti separatorie, si possono intravedere in esse dei buchi di 10-15 cm di diametro. Io scherzosamente li chiamo oblò, in realtà ho saputo da mio padre che essi sono il punto di vista dell’autore, cioè come i Barone avrebbero voluto che la gente guardasse le loro opere. Infatti, se uno prova ad appostarsi dinnanzi ad essi (uno è di lato all’ altare maggiore, un altro si trova vicino l’Angelo della Morte verso il Presepe), può avere una visione complessiva e suggestiva dei gruppi inquadrati.
  • Le sorgenti presenti nella chiesa, hanno sempre offerto un ottima acqua da bere, fin dall’ antichità, da datare molto prima del 1600.
  • La campana di bordo da fonti ufficiose, ma che io definirei sicure, si trova nell’ archivio della Soprintendenza Antropologica di Cosenza. Datata 1632, conserva ancora un pezzo di legno dell’attacco. E’ stata rubata da un gruppo di zingari agli inizi del ’90, ed è stata ritrovata subito dopo dalle Forze dell’Ordine in un camioncino pieno di robe metalliche vicino Laureana.
  • A chi appartiene la chiesetta? La questione è un po’ ingarbugliata. Da data immemorabile apparteneva alla Famiglia Angelieri, poi agli Angelieri Balotta e infine ai Balotta Nicotra. Nell’ archivio Comunale ho trovato una donazione da parte della signora Teresa Balotta datata 1982 accettata dall’ Ente e rievocata dal consiglio Comunale dopo pochi giorni e cioè il 16 ottobre dello stesso anno, per disguidi vari dovuti ad atti di proprietà ingarbugliati con le Ferrovie dello Stato e il Comune. Poi risulta un esproprio fatto dalla prima Amministrazione Stillitani nella metà degli anni ’90, ma non risulta dalle carte che ho visionato l’avvenuta retribuzione di esso, infatti, dalla famiglia Nicotra ho saputo che esiste tutt’ ora un contenzioso in atto. Da un atto ufficiale in possesso di tale famiglia, sono venuta a conoscenza che il Ministro Segretario di Stato per la Pubblica Istruzione il 16 novembre 1954 ha riconosciuto la chiesetta “Immobile di notevole interesse pubblico per le proprie caratteristiche e singolarità”.
Mastro Gaetano
  • Chi ha posto la Madonnina col Bambino sopra la chiesa? La dolcissima immagine della Madonnina di colore bianco che saluta i pescatori e tutti i marinai di passaggio, è stata voluta per devozione della signora Antonietta Angelieri all’ incirca verso il ‘64.
  • Chi ha dedicato un’intera vita alla chiesetta a parte gli artisti Barone? Tutti lo conosceva- no come “ ‘mbari Gaetano”, egli ha dedicato la sua esistenza a tenere aperta e pulita la chiesetta fino alla sua morte. L’apriva la mattina presto, e stava ben attento che nessuno vi entrasse in costume da bagno, perché quello era un luogo Sacro, era la casa della Madonna e a Lei bisognava portare rispetto. La cordiale e silenziosa immagine di Gaetano Danubio è volata sul tempo e sulle generazioni che ancora oggi lo ricordano con affetto e stima. Oggi tale compito è svolto da Ciccio Generoso, che ha raccolto il testimone dal padre Antonio. Ciccio è un simpatico pescatore, che in sordina e per devozione tiene a posto la chiesetta, curandola il più possibile e abbellendola con fiori freschi raccolti lungo la rupe e sistemando tovaglie bianche sulla Mensa, ricamate amorevolmente dalla moglie.
  • Che fine ha fatto l’altare di marmo stile barocco esistente nella chiesa nella foto scattata da Angelo Barone nel 1908? L’altare è stato distrutto, ma non se ne conosce il motivo, alcuni pezzi sono ancora visibili, depositati in un angolino del romitorio. Di esso si nota la buona fattura dello scultore e l’ottima qualità del marmo utilizzato.
  • Un rito molto singolare appreso dai racconti di mia nonna Carmela e ricordato ancora oggi da mio padre e da alcuni anziani, ha come protagoniste ragazze in età da marito, più che altro, ragazze che erano avanti con gli anni e non erano ancora sposate. Si racconta che le interessate seguivano assiduamente la novena e per voto durante quei giorni si recavano alla chiesetta scalze con le scarpe in mano sperando in una sicura grazia della Mamma Celeste. Un rito tipico di questa chiesetta napitina, che trova un perché nella famosa “leggenda della scarpetta” della Madonna di Piedigrotta di Napoli, come riportato da Claudio Canzanella nel libro “La Madonna di Piedigrotta – Il culto, il mito, la storia”. L’autore a tal proposito scrive che: ‹‹Essa è collocata, come tutte le leggende, in un tempo lontano ed imprecisato, quando la chiesa sorgeva sul- la spiaggia e il mare arrivava molto vicino ad essa.
  • Una notte di settembre ci fu una grande tempesta e il sacrestano, Frate Bernardino, andato in chiesa per assolvere ai suoi compiti e per controllare che tutto fosse a posto, non vide più la statua della Madonna sul trono. Frate Bernardino spaventatosi moltissimo, gridò: ‹‹Hanno rubato la Madonna!›› e andò subito allarmatissimo dall’ abate, raccontando quanto accaduto. Il “santo abate”, allora, lo invitò a scendere di nuovo in chiesa e a controllare meglio. Bernardino così fece, ma si trovò di fronte la Madonna tutta bagnata, persino col mantello bagnato. La Madonna allora disse che alcuni marinai, in quella notte di tempesta, l’avevano invocata in aiuto e lei, quindi, era andata a salvarli. Poi la Madonna si tolse la scarpa e la battè a terra per far cadere la sabbia, in essa contenuta. Bernardino allora ritornò di corsa e ancora più spaventato dall’ abate che scese in chiesa, dove vide la Madonna al suo posto, ma si accorse che Ella non aveva una scarpetta e che il mantello era ancora bagnato. Andato allora verso l’uscita, sulla soglia della chiesa, ritrovò la scarpetta e la sabbia e, quindi, credette al buon Bernardino che, nel frattempo, per la gioia della visione celestiale avuta era passato in Paradiso. Da questa leggenda nacque la tradizione diffusa ancora fino a qualche decennio fa, per le giovani ragazze che dovevano sposarsi di recar- si nella chiesa di Piedigrotta e offrire in dono alla Madonna una scarpetta in cambio di assistenza e protezione››. Era anche consuetudine, a Mergellina, offrire una scarpetta e implorare dalla Vergine la grazia di restare incinte. La leggenda della scarpetta mostra, ancora una volta, il legame della Madonna e del suo culto con pescatori e marinai. Essi erano soliti invocare spesso in aiuto e protezione la Madonna di Piedigrotta e le navi, quando passavano per Mergellina, di giorno e di notte, sparavano 21 colpi di arma a salve oppure alcuni fuochi d’artificio in onore della Vergine. Il significato simbolico della scarpetta, quindi, vuole indicare “il cammino”, “la via” e, come scrive il Canzanella: ‹‹il percorso allegorico dalla Vita alla Morte: in tal senso si potrebbe collegare con la Madonna dell’ Itria, intesa come “Odigitria”, che, posta nei pressi della Grotta propiziava il cammino reale e allegorico››. O come scrive il De Simone in La Gatta Cenerentola, la scarpetta potrebbe rappresentare il simbolo della fecondità. Così la scarpa e la sua perdita (come, in fondo nella storia di Cenerentola) alludono all’ idea della fertilità e del parto, legate simbolicamente anche a Maria, Vergine e Madre.
  • A livello architettonico possiamo dire che la chiesetta presenta una pianta molto irregolare, con una ben delineata navata centrale, e varie cappelle secondarie. La grotta si autosostiene grazie a tutta una serie di superfici curve con cui è stata modellata. Tali superfici curve, archi e volte, formano un complesso e delicato sistema strutturale che rischia l’indebolimento delle caratteristiche meccaniche per l’avanzato stato di degrado in cui si trova l’ipogeo. La chiesa presenta un paramento mura- rio esterno in blocchi di pietra che costituisce una struttura estranea e slegata dal sistema principale. La facciata, è costituita da blocchi squadrati ad arte, di tipo granitoide e calcareo, probabilmente provenienti dalla “Grangia” esistente centinaia di anni fa lì vicino, e da mattoni pieni di differente cottura legati con malta e a volte con cemento grigio. Le volte a botte sono costituite da malta, cocci, pietre irregolari e blocchi di roccia locale. Le poche strutture in muratura esistenti sono costituite da- gli stessi materiali e presentano spessori notevoli. La chiesetta si sviluppa in alcuni punti su due piani. la parte soprastante interna ed esterna non è messa in alcun modo in sicurezza, manca un impianto di illuminazione, e soprattutto un’ adeguata struttura di canalizzazione delle acque.

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