Un viaggio all’interno della Chiesetta

Una navata centrale e tre aperture per ogni lato che danno vita ad altre “stanze-cappelle”, si articolano lungo tutta la grotta scavata da mani sapienti moltissimi anni fa. Dall’entrata principale si nota immediatamente il quadro miracoloso della Madonna col Bambino posto su una stele in vetro, e la Mensa. Ad incorniciare il tutto, due gruppi di tre angeli posti ai lati dell’altare maggiore. Sopra questi, degli affreschi, tutti opera di Alfonso Barone, dei quali uno più grande posto al centro che rappresenta l’assunzione della Vergine Maria.

Vicino all’entrata due acquasantiere sorrette e contornate di angeli con ai piedi dei leoni collocati davanti alla porta del tempio per scacciare gli impuri, ricordano al pellegrino l’entità sacra del luogo e armoniosamente lo accolgono nella piccola chiesa.

A partire da sinistra, fa bella scena di se, il Sacerdote che celebra Messa, uno dei pochi gruppi rimasto integro ai giorni nostri.

Prima del ’67. Il sacerdote non prende le sembianze o la fisionomia di Angelo Barone (come affermano erroneamente in tanti). Il sacerdote è semplicemente il fratello dello scultore, Carmine, Canonico della Chiesa di San Giorgio, ritratto mentre officia Messa. Osservando bene le foto del ‘52 e i dati in nostro possesso possiamo affermare con certezza che lo scultore Angelo Barone fosse l’uomo inginocchiato alla sinistra dell’ecclesiastico. Visti anche i ritratti di Angelo, a prima vista si nota subito la differenza dei lineamenti tra i due individui, e senza ombra di dubbio si può distinguere il “vero” Angelo dal sacerdote.

Dopo gli atti di vandalismo dei primi anni ‘60 la scena subisce delle modifiche. Infatti, col restauro del ’67 effettuato da Giorgio Barone, nipote dei due autori principali della chiesetta, la scena viene riscritta di nuovi significati, aggiunti a quelli preesistenti e non degradati del tutto. Questa “cappeletta” diviene scena principale della preghiera di pace dello scultore Giorgio Barone, che vi inserisce ai margini della scena la statua di Fidel Castro. Il dittatore cubano sostenuto da una stampella volge lo sguardo pietoso verso l’ostia Consacrata dal Sacerdote. Guarda da lontano l’Ostia,che rappresenta il Cristo, ma allo stesso tempo la Chiesa Cattolica. Castro è figurato con “la stampella”, col pensiero che un giorno o l’altro possa ri-cadere nella religione cristiana, nella luce divina di Dio. Seguono angeli, un grosso pesce e due evangelisti, Giovanni e Luca. Al posto della statua rappresentante Angelo, ormai distrutta, vengono plasmate da Giorgio altre due statue raffiguranti i genitori del sacerdote, immortalati durante la prima celebrazione di Don Carmine.

San Francesco di Paola mentre attraversa lo stretto di Messina

Ritornando alla navata centrale, dopo la statua della vergine Maria e le vasche battesimali alimentate da acqua sorgiva, prende vita a largo raggio, il gruppo della pesca miracolosa. In alto a destra di questo, si notano a parete i due medaglioni del presidente degli USA Jon F.J. Kennedy e di Papa Giovanni XXIII, contornati da dei ramoscelli di ulivo. I due medaglioni sono stati aggiunti nel ’67 ad opera di Giorgio Barone, come alto segno di pace dopo la fine della guerra fredda. Nel testo del “ Pro Regge Umberto ” si parla della scena del Sepolcro di Gesù, a mio dire è molto probabile che qualche rappresentazione sia stata scambiata erroneamente per essa, anche perché seguendo la logica delle altre scene e del filo conduttore, il Sepolcro “la morte”, “il dolore”, non rientravano nei canoni scelti dai Barone per questa chiesa.

Sant’Antonio di Padova con gli orfanelli

A destra dell’entrata, dopo gli angeli dell’acquasantiera, il visitatore scorge un bassorilievo, ormai molto degradato, che rappresentava Gesù nell’orto degli ulivi. Più in su, quello che resta di un trono e delle gambe di un pontefice. Sant’Antonio di Padova con un gruppo di orfanelli, divide la prima scena con un passaggio, dal quale si intravedono San Giorgio (patrono di Pizzo), mentre trafigge il drago, e Bernadette inginocchiata innanzi alla Madonna di Lourdes. Vicino alla statua della Vergine, c’è una targa in marmo che recita << A devozione della signora Rina Faro in Molè 1959>>. In molti scritti è riportato che la statua sia stata donata dalla signora Faro, ciò risulta poco possibile, visto che questa statua in gesso della Madonna era già presente in quell’antro nelle foto del 1952 pubblicate su “Tempo” del 3 maggio. E dai ricordi di mio padre, dei miei nonni, e da alcuni membri della famiglia Nicotera, risulta essere ritrovata in un bosco tra Polia e Filadelfia e portata lì quando Alfonso era ancora in vita. Continuando lungo la stessa parete, si nota un rilievo di alcuni infermi, che rappresenta la parabola dei ciechi e degli storpi.

L’atmosfera surreale che si respira all’interno di questo luogo magico è incredibile, il silenzio viene interrotto soltanto dal dolce fragore delle onde lungo la spiaggetta sottostante. In base alle diverse ore del giorno il mix di chiaroscuri, di luci e colori cambia radicalmente accentuando ancora di più la particolarità del luogo ed invogliando il pellegrino a pregare, ad aprirsi verso Dio, a trovare conforto per la propria anima. Si respira all’interno della grotta un’aria di pace, di serenità. Ciò è accentuato dall’espressioni dei volti delle statue e dalle scene di vita che esse rappresentano. Nessuna espressione di dolore, di pianto, di tristezza, di rabbia. Non esiste una scena della passione o un Crocefisso. Tutto e tutti trasmettono serenità, estasi. La pace è il tema principale e sovrano del luogo in questione. Questo il tema scelto da Angelo Barone, e seguito dal figlio Alfonso, successivamente abbracciato e portato avanti anche dal loro nipote Giorgio, che tornò dalla lontana America, affidando alla Madonna della chiesetta napitina una preghiera di pace “internazionale” che potesse fermare una probabile terza guerra mondiale…

Una colonna-pilastro, nascosta da San Francesco di Paola intento ad attraversare lo Stretto di Messina, divide la scena del sacerdote con un piccolo corridoio, che accompagna il visitatore a scrutare l’estasi di Santa Rita di fronte l’Angelo della Morte e più in là, parte del presepe con i Re Magi e l’Annunzio. Ritornando alla navata centrale si nota a destra del piccolo corridoio un mezzo busto del Cuore di Gesù adornato da fiori di terracotta sparsi intorno ad esso come cornice. Subito dopo la statua intera di Gesù, si notano le vasche battesimali, che ricordano l’immersione del Nazzareno nel Giordano, e sopra di queste, in tutto il su splendore e dolcezza appare il gruppo della Natività, illuminata in alto da Dio e dallo Spirito Santo.

Sopra la navata centrale, vicino l’entrata si intravedono 4 affreschi, ormai degradati dal tempo e dalla salsedine. Nel primo a sinistra si vede la Battaglia di Lepanto, segue lo Sposalizio della Madonna, mentre al secondo di destra si nota l’apparizione della Vergine Maria vestita di bianco sopra una cittadina (molto probabilmente Lourdes). Al centro si nota la mancanza di un quadro che qualcuno col tempo ha ritagliato e portato via. Nell’affresco centrale della navata, invece, c’è dipinta la notte del mitico nubifragio che diede vita alla storia di questa Piedigrotta (si nota il veliero in balia delle onde).


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