Le due chiese di Santa Maria di Piedigrotta

Ilario Tranquillo nella sua opera, “Historia apologetica dell’antica Napizia oggi detta il Pizzo”, parla dell’esistenza di due chiese intitolate a Santa Maria di Piedigrotta. Una situata nella marina occidentale, che il Tranquillo definisce “la nova” per distinguerla dall’altra situata “nella marina orientale”. La chiesa nuova è stata realizzata nel 1675 come attesta lo stesso Ilario Tranquillo e come si può ricavare, inoltre, da un promemoria inviato alla direzione del contenzioso ecclesiastico e rinvenuto nell’archivio storico della Diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea datato 1931.

Alla luce di ciò possiamo affermare che la chiesa intitolata a Santa Maria di Piedigrotta (la vecchia) preesisteva già al 1675. Se, dunque, la campana di bordo del “veliero del miracolo” porta incisa la data di fusione, 1632, appare scontato che si può non più ipotizzare ma asserire, con convinzione, che il naufragio dei marinai napoletani sia avvenuto nella seconda metà del 1600 e non già verso la fine come da più parti è stato affermato fino ad ora. Ilario Tranquillo, inoltre, nella sua opera riporta la data di realizzazione della chiesa nuova che lo stesso ricava da una data, 1675 appunto, incavata in un marmo posto nel muro della medesima chiesa. Un riferimento oggi scomparso a seguito del restauro. Fondatori della chiesa nuova intitolata a Santa Maria di Piedigrotta furono Giovanni Benedetto del Pizzo e il canonico Antonio suo figlio. Perché dunque due chiese con il medesimo nome ubicate sul medesimo territorio? Nel citato promemoria viene riportato anche il fatto che la chiesa nuova sia stata costruita con le offerte dei fedeli ed usata ininterrottamente per il pubblico culto. Ora quale reale motivo spinse i napitini a realizzare due chiese a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra? E’ fin troppo chiaro che la storia legata al “veliero del miracolo” si sia diffusa rapidamente ed alla stessa si sia data notevole importanza al punto da dedicare alla Madonna di Piedigrotta due templi. Nella sua opera, Ilario Tranquillo, racconta della cronaca del ritrovamento, da parte di un sacerdote, presso la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta (la vecchia) di una piccola pietra, non di prezzolata materia ma comune, non di meno preziosissima perché si poteva intravedere scolpita l’immagine di Gesù Cristo aggiungendo “non da umano artifizio ma dalla natura”. Una testimonianza, quest’ultima, che attesta la frequentazione del sito quale luogo di culto, particolarmente caro ai napitini al punto di intravedere diverse manifestazioni miracolose.

La chiesa nuova di Piedigrotta prima ancora del restauro del 1837 ad opera dei fratelli Savelli che proprio al suo interno hanno trovato sepoltura, era ubicata in un posto poco distante. Dai riferimenti storiografici si evince che anche la chiesa nuova, anticamente, sorgeva in una grotta naturale e che solo in seguito è stato costruita nelle immediate vicinanze. La chiesa si presentava dotata di un romitorio costruito nel 1680. Proprio durante i lavori per la realizzazione del romitorio, come riporta Ilario Tranquillo, sono venuti alla luce i resti di tre sepolture. Il luogo è stato, per lungo tempo, teatro di un rituale di idolatria, come riportato dallo stesso Tranquillo nel libro primo della già citata opera. Appare chiaro che alcune grotte di Pizzo siano state, in passato, teatro di antiche funzioni e che proprio una di esse sia stata consacrata, quale atto di devozione, a Santa Maria di Piedigrotta. Nulla può escludere che il canonico Antonio Benedetto del Pizzo volle consacrare un luogo di idolatria a Maria Santissima di Piedigrotta anche perché il culto della Madonna di Piedigrotta, nel frattempo, si era particolarmente radicato nella popolazione napitina e a Napoli aveva visto proprio così la sua luce, la sua nascita in quella grotta tra Posillipo e Mergellina.

Non si può escludere, dunque, che anche la seconda chiesa sia sorta in seguito ad una promessa di voto. Come non si può escludere che sia stata una promessa di voto a spingere i fratelli Savelli a riedificarla nel 1837 dopo che la stessa fu rasa al suolo dal terremoto. Sul nostro ipogeo delle Prangi nulla di che. Analizzando i registri delle Visite Vescovili, il nome della chiesa di Piedigrotta appare per la prima volta durante la visita del 23 giugno del 1706, ma riguardante sempre la chiesa della Stazione. Seguono quelle del 1712, 1719, 1750, 1763, 1827, 1836 e 1838 dove la chiesetta delle Prangi non viene mai citata. Stessa sorte in quelle effettuate dal’900 in poi. A tal proposito, dopo queste ricerche una domanda è sorta spontanea. Riflettendo con Antonio Tripodi, responsabile dell’Archivio Storico Diocesano, è emerso un dubbio abbastanza serio: e se la nostra chiesetta non fosse mai stata consacrata? Pensandoci bene, la messa si poteva benissimo celebrare, in quanto a quei tempi bastava la benedizione dell’altare da parte del sacerdote… ma la totale assenza dei rapporti ufficiali, che si protrae fino ai giorni nostri, su questo luogo di culto lascia intravedere che la nostra ipotesi possa essere realistica, anche perché le chiese consacrate nella Diocesi sono veramente poche e la Piedigrotta delle Prangi non risulta in nessun documento.

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