Naufraghi

L’umil borgo di marinai possiede una Chiesetta, ch’è scavata al piede della roccia precombente sul mare, si che quando vi s’officia, si sente che il suon dell’organo vien da di fuori.

Un naufrago scampato dalla morte su queste arene così la volle in adempimento di un suo voto, e d’allora sin oggi non v’è sera ch’egli, benché stanco d’età, non venga a dir una preghiera.

La chiesetta votiva in cui par che ogni pietra ritenga la musica del mare, questa sera ci accoglie entrambi. Egli mi parla delle tempeste vinte e di quell’ ultima che lo travolse e donde, per divina intercessione, uscì salvo: e qui tace e s’inchina.

Navigatore anch’io sopra altri mari, non meno vasti ed aspri conobbi onde di verità che si son frante schiudendomi profondità di abissi nei quali non mi son perduto miracolosamente.

Siamo però due naufraghi che ora possiamo inginocchiarci insieme

Antonino Anile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *