Premessa

“Nella pietra grezza è racchiusa la luce del primo mattino: tocca allo scalpellino abbozzare la materia prima, portare alla luce ciò che era nascosto; in breve, rendersi utile”. CHRISTIAN JACQ

Esterno Piedigrotta antico

Giugno 1990.

Era una calda giornata di giugno di molti anni fa, quando guidate dai raggi del crepuscolo, con la mia cuginetta Maria, compagna di mille avventure, senza dir niente a nessuno, ci incamminammo lungo il sentiero che dalla spiaggia “Malfarà”, costeggiando le ville, arriva alla spiaggetta della “Madonneja”. Lo spirito di Indiana Jones ci pervase come ad ogni nostra ricognizione, ma questa volta non sapevamo che dopo tanto girovagare…avremmo trovato veramente un tesoro… e che tesoro!

Avevamo sentito parlare di un quadro della Madonna in una grotta lì vicina, ma non immaginavamo assolutamente lo spettacolo che di lì a poco si sarebbe mostrato ai nostri occhi…ci ritrovammo inglobate in una situazione più grande di noi, piccole bimbe di appena 7 anni. Un’ atmosfera mistica e surreale aveva azzittito anche Maria (penso per la prima ed unica volta nella sua vita!). Ci trovammo stordite da quel silenzio, da quella pace, vicine l’una all’altra a pregare. Senza chiedere niente alla Madonna. Pregavamo e basta, semplicemente come i bambini sanno fare. Ci sembrava quella la cosa più giusta in quel momento. Destate da quel torpore di sensazioni, incuriosite, ma timorose, cominciammo ad esplorare l’antro, scoprendo i gruppi di statue, osservandoli e restandone affascinate. Con rispetto assoluto evitavamo pure di toccarli per la paura che li potessimo rompere…Salimmo e scendemmo da tutte le scale, ci infilammo dappertutto…eravamo sole, ma sentivamo una tranquillità assoluta. Intanto era giunto il custode. Era ora di chiudere. Salutammo la Madonna col Bambinello, l’ultimo segno di croce sull’uscio, l’ultimo sguardo al complesso e via…via verso la nostra spiaggia, via verso la nostra casa. Con la chiusura di quel vecchio portone in ferro arrugginito, in un caldo pomeriggio di inizio estate illuminato dalle ultime pennellate del tramonto, cominciava l’avventura più grande ed affascinante della mia vita: dare una risposta a tutti i misteri di quella grotta.

La Santissima Trinità

Giugno 2007.

“E’ giunta l’ora di parlare. Parlare inteso come un obbligo, come un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può più sottrarre”, come scriveva la Fallaci. E quest’ora è giunta anche per me, che ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia che ha collaborato con Giorgio Barone, affinché le bellezze della chiesetta arrivassero anche a noi. Ero stanca di sentir dire un sacco di inesattezze su questa meraviglia di arte popolare, veramente unica al mondo, che , merita in tutto e per tutto di essere preservata, prima che vada distrutta per sempre. A rafforzare il tutto, i ricordi di mio padre, Domenico Malferà, che è stato incosciamente il “promotore” del restauro del 1967 e che insieme a Giorgio Barone ha trascorso nella chiesetta 2 stagioni di lavoro, muniti solo di un paio di coltelli da cucina, una cazzuola, una pala, due latte dismesse di pittura e un secchio da muratore.

Due anni di duro lavoro di ricerche hanno toccato vari posti oltre Pizzo, come Roma, Napoli, Reggio Calabria, Soriano, Mileto, Cosenza, Vibo Valentia, Los Angeles e Winnipeg, portando ad un completamento del puzzle dei perché della Chiesetta di Piedigrotta. Misteri irrisolti durati più di cento anni. Libri, giornali, riviste, poesie, novene, documenti vari, sono serviti tutti insieme a tracciare un quadro più completo possibile per mettere a nudo l’ipogeo napitino. Tutto ciò per creare un’opera che fosse più veritiera ed armoniosa, comprensibile dal grande amante di cultura e di storia allo scolaro, affinché questo lavoro possa far conoscere e far amare la Chiesetta della Madonneja a tutti coloro che non avranno la stessa fortuna che ho avuto io di vederla e di viverla, sperando che il capolavoro dei Barone non vada perduto per sempre sotto il veloce degrado dovuto all’azione della salsedine, degli agenti atmosferici, delle percolazioni d’acqua, dei microrganismi di natura biologica e delle incrostazioni di natura chimica.

E facendo mie le parole di Christian Jacq, come mai i grandi edifici del passato e le loro sculture ci attirano in una maniera tanto profonda, perché intere comunità di costruttori e di scultori hanno consacrato la propria vita a scolpire nella pietra segni che continuiamo a incontrare sulla nostra strada? Che cosa significano quei segni, quei richiami, quei simboli?

La chiesetta di Piedigrotta non è un prodotto di intellettuali inariditi, minati all’interno da teorie e da dogmi, ma una creazione autentica, nata dal matrimonio dello SPIRITO e della MANO. Oggi possiamo dire senza paura che i templi e le chiese antiche hanno per noi rivelazioni meravigliose che vanno ben oltre le religioni e le credenze. Le loro pietre viventi racchiudono misteri che ci appartengono, perché interessano l’essenza della vita dello spirito, della nostra vita interiore, a condizione che sia correttamente costruita secondo i dettami del Maestro d’Opera. Mi auguro che questo libro diventi occasione di dialogo. Dialogo tra una esperienza vissuta e il lettore, tra l’informazione che ho il dovere di fornire e il desiderio di sapere da cui è mosso chi ci fa l’onore di scorrere queste pagine. Di più, dialogo diretto fra le sculture simboliche ed il viaggiatore al quale forse avrò donato qualche provvista per il viaggio e la voglia di andare il più lontano possibile.

Continuando il lavoro che iniziarono Angelo, Alfonso e Giorgio Barone, insieme a tutti gli aiutanti ignoti, anch’io nel mio piccolo, con l’arte a me più congeniale, la scrittura, voglio contribuire al tema che caratterizza questa piccola chiesa: la pace, donando all’edificio, a quest’opera, la mia minuscola pietra.

Carmensissi

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